20th
Risvolti dell’avere un blog pubblico:
a. Branchi di sconosciuti si sentono in diritto di: - farsi i meglio cazzi miei, anche cose risalenti tipo alla mia seconda elementare, o il nome del mio medico curante, a che età l’ho fatto per la prima volta, quali sono i miei flop esistenziali di cui dovrei fare ammenda su un blog pubblico - non è ben interiorizzato ai più il fatto che, grazie al cielo, la mia vita non è tutta sul blog e il blog non è tutta la mia vita. insomma, il rispetto dei cazzi miei che sono altro da quello che scelgo di raccontare è sacrosanto: non rispondo a mail che cominciano con ‘ma è vero che tu, nel 1986…’. - illuminarmi su questioni etiche di vitale importanza, alle quali il criceto in subaffitto nel mio emisfero sinistro non arriva (il destro è ancora libero: qualcuno è interessato? non è molto spazioso ma gode di un’invidiabile vista sul criceto)
b. Sempre orde di sconosciuti, di contro, riescono a mettermi in discussione in modo intelligente - e a me piace mettermi in discussione, lo trovo stimolante - tanto che più di una volta mi hanno consentito prospettive nuove e mirabolanti sulle mie vicende quotidiane, che il criceto nemmeno ad appendersi alla ruota a testa in giù cantando gli Strokes e pensando alle carestie nella terra di Fandonia. Grazie per consentirmi questa MOLTEZZA (si vede, che ieri ho rivisto l’Alice di Tim Burton?).
c. quando esco con le amiche l’intercalare più frequente è - ma questo non metterlo sul blog. sono considerata una specie di cimice virtuale, tipo ‘qualsiasi cosa tu dica potrà essere usata contro di te, SU INTERNET’, ecco, in realtà no. raramente parlo dei cazzi altrui e quando lo faccio li rendo talmente irriconoscibili (o lo faccio talmente in differita) da renderli del tutto innocui. e quindi niente, me lo dicono sempre meno spesso (ma lo pensano, ahahaha).
d. l’altro giorno ho fatto un checkin su 4square, una mia lettrice l’ha visto e ha scoperto che stavo passando davanti al suo negozio. niente, mi ha inviato una foto di me che camminavo dicendo: ti ho vista! Ecco, ma fermarmi no? Rispondo al mio nome, al mio nickname, al titolo del mio blog, a fischi da percoraro e saltuariamente a ‘Ernesto!’.
e. vengo contattata da aziende e agenzie, che per il 90% vengono rimbalzate ma quel 10% che viene ‘accolto’ di solito propone idee carine, divertenti, o semplicemente quei bannerini che mi consentono di dedicare più tempo ed energie a questo blog, e magari a breve anche di risolvere questo orrido inconveniente del codice html che appare su Facebook ad ogni anteprima dei post. forse, un giorno, gli sponsor mi permetteranno di avere un assistente cubano 25enne che mi crea dei fantasmagorici template con codici css, mi aiuta a caricare la macchina quando parto per le vacanze e sa stirare le camicie, con buona pace dell’ad-free.
f. posso usare questa pagina per fare ‘del bene’, che è un parolone - un po’ come ‘essere se stessi’ - ma almeno ci provo

