Toh, ma c’è anche Catepol… eppure… mi pare di ricordare che avesse detto che quel suo “post” non sarebbe MAI apparso su Donna Moderna. Ma vabbè… neanche c’è da meravigliarsi (e del resto non c’aveva creduto nessuno) - Giovy
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Contro la violenza - Donnamoderna.com - markettara - FriendFeed
e per completezza di dialogo mi segno anche:
@catepol sinceramente, me ne frega meno che nulla e figurati se contatto la redazione per una cosa che non mi riguarda. Notavo solo che la tua parola vale ZERO. Null’altro. Stammi bene. -
Giovy E perchè ti scaldi tanto? La cosa dipende dalla redazione. Non da me. -
catepol Io non mi scaldo e ripeto: sei tu quella che ha scritto: “@giovy ti comunico che NON APPARIRA’ su DONNA MODERNA nè altrove. - catepol”, con tanto di maiuscolo. Vergogna. E chiudo qui. -
Giovy
Ma d’altra parte si sa: sono le donne quelle che ostacolano maggiormente le donne.
No, non quelle che ci raccontiamo essere le nostre nemiche, le invidiose, le insofferenti, le insoddisfatte. Le vere nemiche delle donne siamo noi.
Scusate , vado io off topic, ma è da quando scrivo qui che ogni tanto salta fuori. Ma chi è Catepol? - Luca Bizzarri
Catepol non compare su nessuno dei miei contatti. Da quando sto su FF avrò visto si e no cinque commenti. Sarebbe un block inutile. - Woland
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FriendFeed - Il meglio del giorno
In effetti è così. (per chi ancora non avesse capito come funziona FF, infatti, un account lucchettato che non segui ti capita poche volte davanti e solo nei post di stanze a cui appartieni anche tu…)
la rete non è un bar, il mezzo è potente e ognuno dovrebbe comprendere che ha delle responsabilità per ciò che dice. Chi ha un seguito, non può nascondersi dietro al blog per gioco. Se fai male a qualcuno dovresti riparare - Maurizio Goetz
Ma Catepol che regime di droghe adotta? No dico.. la fa passare una settimana senza rompere le palle al “monno ‘nfame” del 2.0 che ce l’hai con lei, in quanto donna (?) in quanto “blogstar” e cazzi vari..? Conosco migliaia di bloggers calmi e riflessivi.. questa non perde occasione per far girare le palle alla gente che ha vicino… - Giorgio Marandola
I tizi son sempre persone, me esclusa perchè è risaputo che son un BOT. La razza ariana dei blogger fatevela pure senza di noi. - catepol
Caterina Policaro Caterina Policaro. Popolarissima blogger, prolifica Twitteratrice, è un utilizzatrice avanzata di tutti gli strumenti per il publishing e per la socializazzione online. Caterina è anche un insegnante di professione e le sue esplorazioni online offrono spesso spunto al come meglio affrontare il discorso dell’apprendimento al di fuori dei canoni tradizionali.
Per influencer s’intende un personaggio che, a qualunque titolo, si ritiene abbia presa su un pubblico interessante. Usando una formula un po’ vecchio stile, parleremmo di un opinion leader. Che sia Ashton Kutcher, Oprah Winfrey o qualcuno di quei figuri la cui popolarità è cresciuta con le sole logiche presenzialiste (Lele Mora docet) ben note ai tempi del “web 2.0″, l’influencer è un soggetto cui si attribuisce facoltà di spostare opinioni. Che poi egli sia influencer di un gruppo ristretto di altri sub-aspiranti-influencer, che se la suonano e se la cantano fra di loro, o di un branco di adolescenti che preferiscono sognare la celebrità di cartapesta da “blogger dell’anno”, piuttosto che quella di pop star de noantri stile “Amici”, poco importa.
Quindi Maestro, in conclusione, dobbiamo riappenderti o no?”
“Ma fate quel che vi pare, tanto comunque sia non avete capito. Mi sembra tutto così poco serio. Il fariseo che mi pianta come una bandierina, il sadduceo che vede la bandierina e si sente leso nei suoi diritti umani, è l’umanità? Sembra un pollaio. Non ci sono cose più serie? A scuola, poi. Che io nelle scuole ci vado, lo so quali sono i veri problemi”.
“Eh, immagino”.
“No, non puoi neanche immaginare, fidati. Sai quante non sono a norma? Sai quante non rispettano la 626? Sai quanto costerebbe metterle tutte in sicurezza?”
“Ecco, Maestro, questi sono effettivamente problemi seri…”
“Sai che mancano i sostegni? I corsi di recupero? Sai che la scuola assomiglia sempre meno un luogo educativo e sempre più a una casa di detenzione? Parliamo di questo!”
“No, Maestro, appunto. Proprio perché sono problemi seri, è meglio non parlarne”.
Ora visto che il problema sembra essere tutto italiano e visto che di scuola ancora una volta parlano persone che evidentemente la scuola italiana non la frequentano da un pezzo, inviterei tutte queste premurose persone, che tanto a cuore hanno la questione del crocifisso, ad informarsi se per caso già ora (quindi indipendentemente dalla sentenza della corte europea) ci siano dei crocifissi nelle nostre scuole.
Anzi a questo punto mi rivolgo a anche a voi, cari colleghi. Ditemi, ne avete visti di crocifissi voi?
Nella mia scuola non se ne trova uno neanche a pagarlo. Eppure qualche decennio fa ce n’erano eccome. Uno in ogni aula. Piccolino, una spanna sopra la lavagna, sempre dello stesso tipo, come se qualcuno lo avesse fabbricato con lo stampino. Poi, chissà come, un bel giorno sono spariti tutti e nessuno se n’era accorto.
Finché uno ci aveva il suo bloggettino scrauso certi individui riuscivo ad evitarli. Ora che se scrivo una cazzata tutti i social network interconnessi me la pubblicano in contemporanea è impossibile sfuggire a questo abbietto individuo: l’esperto! Esso (l’esperto) si intende di tutto, ha provato tutto, assaggiato tutto.
Se non hai una storia da raccontare, nessuno ti troverà interessante, degno di una qualche forma di attenzione. Quando ne hai una, gli altri percepiscono con chiarezza di essere alle prese con una persona. Non un chiacchierone o uno che copia&incolla. Arresteranno il loro cammino, per concentrarsi su di te. E non è detto che debba essere straordinaria: può anche essere del tutto ordinaria, comune, persino banale. Ma il tuo sguardo, il tuo tocco, ha la capacità di trasformarla.